...a forza di essere vento


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Per andare molto in alto o molto in basso, dove gli angeli sono più belli






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giovedì, aprile 29, 2004
 

Invito alla complessità

Lo so, è facile semplificare le cose. Il manicheismo è rassicurante, e così semplice: i buoni di qua, i cattivi di là. Bianco e nero, rosso o nero, fedele o infedele. Nessun dubbio, nessuna necessità di averne. Molto semplice, e rassicurante. E questo nonostante la realtà, soprattutto da quindici anni a questa parte, ci abbia insegnato che le categorie mentali sono, appunto, solo tali e non concrete, a fronte di una complessità molto più articolata e complessa che ci abbraccia ogni giorno con mille tentacoli ognuno diverso, ognuno proveniente da una direzione, ma che noi caparbiamente facciamo derivare da una semplice creatura, mostruosa, gigantesca, crudele. Una creatura sola, unica. E soprattutto, una creatura "altra", lontana: il nemico, l'estraneo, quello che non è come noi. Lì è il male, qui il bene. I tentacoli, si sa, fanno paura, e terrorizzati dalla sua stretta siamo poco propensi a cavillare, cercare di capire da dove vengano davvero quelle appendici mostruose che ci stritolano, quali ne sono le ragioni, le cause e soprattutto le radici. Meglio cercare nella nostra rassicurante certezza di una volta, perché chi ha paura non riesce a pensare troppo, è inutile pensare quando il pericolo è alle porte, anzi è già qui, è già entrato, è già tra noi. La certezza è sempre una sensazione rassicurante, e per raggiungerla in fretta basta porre dei limiti alla ricerca della verità. Verità che non è mai semplice, né rassicurante.

Tutti ci vogliono dare una spiegazione plausibile, e soprattutto semplice e rassicurante, di ciò che accade. Far tornare i conti, nell'economia fratta e frattale dell'esistenza, non è come fare somme elementari, scrivere cifre alla lavagna e poi cancellarle con un gesto se sbagliate, se abbiamo fatto un piccolo sbaglio. Ma i conti non tornano, la bussola spesso non basta, e il Nord non è detto sia la direzione giusta. Soprattutto se stiamo andando verso Sud. Se abbiamo la febbre, ma ci costruiscono termometri che non funzionano. Se ricerchiamo a forza la semplicità in ciò che è complesso, e maledettamente complicato da capire, a meno di non andare a scavare, di tornare alle radici, alle fondamenta. Ma scavare, si sa, è faticoso. E allora è molto più facile ricorrere agli slogan, agli stereotipi, alle bandiere (massima e più fallace semplificazione: tre colori, due, o addirittura solo uno per riassumere il concetto di Stato, di popolo, di Costituzione, di storia), di qualsiasi colore esse siano. Un invito a tutti, anche se cadrà nel vuoto (ma devo pur sfogarmi): non cadiamo nella semplificazione, soprattutto ora: accogliamo la complessità, non abbiamone paura, ne siamo parte anche noi, è parte di noi. Non arrendiamoci ai facili manicheismi, perché nessuno è innocente, nous tous des assassins, come diceva un bellssimo film di qualche decennio fa.


così parlò groucho | 08:50 | commenti (3)


giovedì, aprile 15, 2004
 

Fiumi

Osservo le vene umane, come si arrampicano per il braccio, avvolgono i polsi, sinuose si attorcono al nostro corpo e lo nutrono. L'immagine d'improvviso si sovrappone a quelle di un vaggio aereo a 11.000 metri, sopra l'immensa distesa dell'Asia centrale. Montagne del Sagan. Un'alba sul nulla. Terre sconfinate che l'aereo sorvola da ore; sotto, un fiume che ad anse ritorte scava questa pianura che sembra non avere fine, fenditura che sin da quassù si indovina enorme, enorme vena che nutre la terra. Poco sopra, la linea dell'orizzonte rosseggia sotto un cielo che inzia a rischiarare. E' l'ora in cui l'alba si prepara a sorgere, in questa parte del mondo straordinaria e desolata, e remota. A tutto questo, il mio orologio che segna le 23.10 aggiunge un che di assurdo e incredibile. Virata. Puntiamo ora verso Oulan Bator, verso l'Oriente, verso il mattino. E l'alba si impone sull'intera distesa che sembra abitata solo da fiumi, crepe rigonfie che nascono chissà dove e chissà dove si riversano. Forse sul mare Artico, laggiù oltre le nuvole rosa. Fiumi contorti, vene assetate d'acqua e di acqua generose, che imbevono la terra, la rendono fertile, come loro generosa e pregna di vita. L'atterraggio sulla mia pelle è rapido e senza rollìo. I viaggi mentali sono rapidi ed economici, e non dobbiamo nemmeno portarci bagagli. Torno quietamente ad osservare le mie vene, i miei fiumi, come direbbe Ungaretti. Non hanno nomi, anche se scorrono da anni in me, silenziosi e indispensabili, proprio come il Nilo, il Gange, il Bramaputra, il Tigri, il Rio delle Amazzoni lo sono per il mondo.

Non è passato poi troppo tempo da quando ho scoperto che, appoggiando una conchiglia all'orecchio, non è il mare che sento. Sono loro, i miei fiumi.


così parlò groucho | 13:11 | commenti (3)


lunedì, aprile 05, 2004
 

Dune

Le vedo tornando a casa, quando è nitido, e non c'è foschia. Come oggi. I colori esultano, saltano sulla tavolozza del campo visivo con una gioiosa luminosità, e anche se ormai sto qui da più di un anno, mi incanto ancora a guardare il contrasto tra l'azzurro intenso del cielo e l'incarnato ocra delle colline. Anzi, in primavera questo strano deserto siriano, scabro di terra dura, si copre di un leggero strato di verde, come l'adolescente scopre la prima peluria sulle guance. E io mi avvolgo in queste pieghe della terra, sento il cielo solleticare i capelli, mi immagino correre per quelle colline solitarie senza meta, come l'ombra di una nuvola che non cerca pioggia né si vanta di temporali, solo naviga il cielo ammirando la propria ombra sul deserto come chi si specchia, e si diverte a non riconoscersi. La mia forma è volubile e fantasiosa, imita uomini e cose, i suoni degli animali più strani e le grida d'odio e d'amore, tutto si fonde e si confonde in questo viaggio immaginario, in questa proiezione astratta di me-nuvola, ombra di nuvola, ombra di uomo, che percorre il cielo e le colline contemporaneamente, sogno e sognatore che si perde nel prorio corpo astratto. Le dune mi sollevano e poi placano i miei sogni con il loro ritmo sinuoso e quieto, eppure mai domo. Sono sempre lì, risalgono dolcemente per poi declinare di nuovo, in una perenne immobilità che fa muovere la mente, e intorno a cui tutto si muove: nuvole, uccelli, granelli alzati dal vento, pensieri e desideri dalla città, anch'essa apparentemente immobile, poco lontana da qui. Tutto brulica e fermenta, in silenzio, lentamente. Scaglie minuscole di pelle ci lasciano ogni giorno, attimo dopo attimo, il pulviscolo che ci circonda siamo noi, o meglio ciò che eravamo fino ad un istante fa, eppure non siamo più. Nell'infinitesimale mondo delle nostre spoglie quotidiane, anche noi - apparentemente gli stessi, come ieri, come domani - formiamo dune, deserti, vortici, bufere...


così parlò groucho | 21:44 | commenti (8)