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Quando due blog non bastano: ecco dove scrivo delle mie peregrinazioni nel Mediterraneo »Tra Damasco e Atene
Scribacchio talvolta anche sulla rivista online »"Sacripante"
Lo confesso, mi piacerebbe prima o poi percorrere la Via della Seta, e perché no partendo proprio da qui, da Damasco, dove un tempo convergevano mercanti e studiosi provenienti dalle fedi più svariate, dopo aver attraversato il percorso insieme a sciamani, zoroastriani, indù, buddisti, confuciani, ebrei, cristiani e musulmani. La via in cui ci si scambiava merci e idee, all'insegna di una globalizzazione ante litteram, ma questa sì reale e non unilaterale e conflittuale, come la nostra.
Ascoltando dei cd di musica cinese portati dai frequenti viaggi asiatici del padre di mia moglie, mi coglie una sensazione di profonda quiete e serenità, tale da volerla condividere, magari attraverso un ideogramma, quello riportato qui accanto, che significa "divino". Eccone la descrizione:
Sheng" in cinese puo' assumere diversi significati come "saggio", "divino" e "santo". La parte superiore del pittogramma rappresenta il simbolo dell'orecchio mentre la parte di destra raffigura una bocca. Tutto questo serve dunque a dimostrare come le persone saggie siano dotate del dono delsaper ascoltare e parlare. L'orecchio anteposto alla bocca pero' ha un significato preciso: prima di parlare il vero saggio ascolta perche' sa chesolo ascoltando l'uomo puo' raggiungere laconoscenza dell'universo.Secondo i cinesi le persone sagge sono alcuni dei pochi individui che riescono a fondersi in armonia con l'Universo, diventando come esso eterni e quindi "divini".
Del deserto amo il silenzio, e il suo senso dell'attesa; e se all'inizio non sai cosa stai aspettando, aspettando lo capisci. Attesa, ma anche l'impressione che qualcosa stia per accadere, magari accadrà tra un attimo, o fra un secolo. O magari è già accaduta, e tu ci sei seduto sopra, in mezzo, ne sei parte, granello di sabbia tra i tanti, a volteggiare tra le raffiche di vento, a impigliarsi tra le colonne dei templi in rovina, pietre millenarie che hanno visto passare secoli, uomini e imperi, e stanno sempre lì, mentre tu passi rapido, i tuoi passi presto cancellati dal vento, da altri passi, e ti senti niente, e il resto è tutto, e il tutto è niente, è nulla materializzato in cielo e terra ocra, è rovina e splendore, è gloria e decadenza, è storia e futuro, il futuro di ogni attimo che passa, a passi rapidi e silenziosi, quasi in punta di piedi, eppure a larghe falcate, che non lasciano tracce sulla sabbia, ma solo rughe sulla pelle, e ricordi.
A proposito di Islam, di cui si parla (e si scrive) tanto in questo periodo, propongo qui degli stralci di un’intervista aZouhir Louassini, responsabile del sito www.arabroma.com e giornalista di Rai Med e Rai News 24. Di origine marocchina, è anche membro del gruppo di ricerca sul mondo arabo contemporaneo dell’Università di Granada. L’intervista integrale la potete trovare qui, fa parte di un dossier sull’Islam all’interno della rivista Buddismo e Società (n.101, novembre dicembre 2003).
(...)
Qual è il rapporto tra vita secolare e Corano per un musulmano moderno? È vero che la religione è un punto di riferimento non solo per un praticante ma per chiunque senta un’appartenenza culturale al mondo musulmano? In un certo senso è così: in generale il mondo musulmano vive la vita sulla base del Corano. È la società stessa che orienta verso una vita religiosa: la religione è molto importante. Stiamo parlando di società in cui non c’è libertà di espressione, libertà di credo, libertà di circolazione di voci diverse.
E chi vive in quei paesi come fa? Chi vive in quei paesi non ha scelta: è obbligato a seguire le regole dell’Islam. Certamente ci sono molte persone che lo fanno volentieri perché ci credono, ma quelli che non credono – e non potremo mai sapere quanti sono perché è vietato – sono obbligati ad adeguarsi per non avere guai. In occidente molti si convertono all’Islam, ma nei paesi islamici la conversione a un’altra religione sarebbe assolutamente impossibile, perché ci sono leggi che lo vietano e che alcune volte condannano a morte chi abbandona la religione.
Ma, secondo lei, il mondo islamico è veramente un pericolo? Il mondo arabo e islamico è debole, debolissimo, non può essere pericoloso per nessuno – se vogliamo, può essere un pericolo per se stesso e basta. I movimenti che vediamo, gli atteggiamenti più appariscenti, sono movimenti e atteggiamenti suicidi. Sono simbolici di una società che trova risposte in un discorso di morte, suicida. Normalmente il suicidio, anche a livello psicologico, è un momento di malattia, non di cura o di cambiamento: è un gesto estremo che nasce da una frustrazione enorme e da una mancanza di speranza. La società islamica è una società malata, psicologicamente malata, che trova risposte o nel passato o nel suicidio. Mi sembra evidente che non sia un pericolo.
Cosa pensa della legge islamica, la shari’a, intesa come punto di riferimento sia morale sia normativo nella vita moderna? Onestamente so che quello che dirò potrà offendere qualcuno, spero di no e se offendo qualcuno chiedo scusa fin da ora. La shari’a non è più una legge che può dare risposte nel mondo attuale, moderno, globalizzato, e rispondere alle esigenze del presente: appartiene a un’altra epoca storica. Sicuramente nel contesto storico in cui è nata poteva rappresentare una rivoluzione: era una opzione di cambiamento. In quel contesto era una legge all’avanguardia, ma nel 2003 non è più valida. Bisogna avere il coraggio di dirlo, bisognerebbe iniziare un dibattito su questo tema, ma ci vorrebbero pagine e pagine per spiegare perché non è più valida, soprattutto quando la shari’a è interpretata in un modo che è al di fuori di ogni logica moderna: come succede per tutte le leggi, non è solo la legge in sé che conta, ma l’interpretazione che noi diamo. Coloro che si autodefiniscono musulmani o teologi di questa religione, quando iniziano a interpretare arrivano a conclusioni che sono totalmente in contraddizione con il mondo moderno.
Non contiene neppure indicazioni morali? Questo è un altro discorso, fino adesso ho parlato della legge. Quando la legge è applicata in un certo modo può non essere giusta anche a livello costituzionale: ad esempio quando tratta in modo diseguale l’uomo e la donna. Certamente il discorso religioso coranico ha molti aspetti positivi, come tutte le religioni, ma insisto sul problema dell’interpretazione. Ognuno di noi interpreta la religione partendo da se stesso: se uno è aperto, vede nella religione apertura, vede un modo per avvicinarsi agli altri. Se uno è chiuso, vede nella religione la chiusura, vede solo la legge. Mi piace moltissimo un passaggio del Nuovo Testamento, che dice: «La legge è nata per gli esseri umani, o gli esseri umani sono nati per la legge?». Io credo che la legge sia nata per gli esseri umani e che noi dovremmo interpretarla per vivere meglio: c’è differenza tra discorso e messaggio. Il discorso si ferma al testo: «Il Corano dice questo» e ci si ferma lì. Invece secondo me i musulmani dovrebbero andare verso il messaggio, che arriva dal Corano nel suo complesso, e che poi è quello di tutte le religioni: essere giusti con gli altri, cercare di rispettare gli altri, cercare di essere onesti, non fare agli altri quello che non ti piacerebbe fosse fatto a te. Basta un po’ di saggezza umana per arrivare a questa conclusione.
Ci sono stati esempi di musulmani che sono andati verso quello che lei chiama messaggio? Nell’Islam ci sono personaggi come Ibn Arabi di Mursia: era un sufi, un mistico arabo andaluso. In una poesia dice: «Prima odiavo il mio vicino perché non credeva in ciò in cui io credevo. Adesso il mio cuore è un tempio, una chiesa, una sinagoga», e finisce con questa frase: «La mia religione è l’amore, e dove c’è l’amore ci sono io». Una religione venduta e presentata come aggressiva ha dato anche dei personaggi, soprattutto i mistici, che hanno visto nel discorso religioso un messaggio di amore, di fratellanza… a partire dallo stesso testo! Dipende dalla persona.
Quali sono i punti di forza della religione islamica? Un punto di forza dell’Islam è questo, nel bene e nel male: non c’è nessun intermediario tra l’essere umano e Dio. Questo è molto importante, perché è l’individuo che è giudicato, è l’individuo che deve trovare la sua strada. Si tratta di un principio assolutamente all’avanguardia se è interpretato bene, nel senso che ognuno di noi è responsabile di quello che fa, ognuno di noi ha la responsabilità di entrare in dialogo con Dio in modo diretto, non ha bisogno di nessuno che si metta in mezzo. Purtroppo molti musulmani si dimenticano di questo, non si rendono conto che l’Islam è un fatto personale, individuale. Questo è un elemento che deve essere sottolineato. È un punto di forza ma anche un punto di debolezza.
Cosa direbbe a qualcuno che non sa quasi nulla dell’Islam per fargli conoscere il cuore più autentico di questa religione, e fargli superare eventuali preconcetti? Credo che non sia vero che la gente non conosce l’Islam. Se uno vuole analizzare una religione vede coloro che la praticano: esistono i musulmani, i cristiani, gli ebrei, i buddisti… L’Islam in senso astratto non significa niente. La religione, in generale, purtroppo ha in sé un elemento che secondo me può causare moltissimi problemi: quello di considerarsi detentrice della “verità”: questo porta un gruppo di persone a pensare che la propria verità sia più importante di quella degli altri. Da qui a imporre la propria verità agli altri il passo è breve.
(…)
Oggi quando si parla di Islam il pensiero vola subito al terrorismo… È vero. In questo momento di paura, di incertezze, si è creata l’idea di un Islam che è quasi sinonimo di terrorismo, di fanatismo, di odio. Una parte di verità c’è, non è tutto inventato, però non è tutta la verità sull’Islam. La maggior parte dei musulmani è fatta di persone pacifiche, che adorano vivere. Spesso in realtà la violenza è reciproca, nel senso che esiste sia la violenza della realtà che abbiamo tutti i giorni sotto gli occhi, ma anche la violenza dell’immagine che noi creiamo intorno all’Islam. Pensare che tutti i musulmani siano terroristi è violento rispetto ai musulmani.
Da oggi è attivo il mio nuovo blog, interamente dedicato al Buddismo, che pratico da più di tre anni. Se avete interesse a visitarlo, mi farà molto piacere. Vi aspetto!