| ...a forza di essere vento | ||||
about Per andare molto in alto o molto in basso, dove gli angeli sono più belli Questo blog è tra i promotori dell'iniziativa Turn off Pechino 2008: Solidarietà alle popolazioni della Birmania del Tibet Usare con cautela mdominici1@virgilio.it I blog che consiglio » Il mio blog sul Buddismo » visitate anche il saggio blog di mio padre (ciao, pa') » la "tribù" di Pennarossa per un futuro che ci assomigli di più » Diario irresistibile di un dj in Grecia » Latino lingua morta, ma vivissima nel mondo blog... » il primo blog dantesco » Lia, l'harem, il Medio Oriente » Lady of War » S'i fosse foco Cose che faccio nell'ambito della didattica dell'italiano a stranieri: » 10 racconti » 11 racconti » Traffico in centro » Un giorno diverso » Il sosia altri link Quando due blog non bastano: ecco dove scrivo delle mie peregrinazioni nel Mediterraneo » Tra Damasco e Atene Scribacchio talvolta anche sulla rivista online »"Sacripante" Parlando di cose serie... » Amnesty » Medici senza frontiere » Diario » Splinder Blog.it blog archivio giugno 2009 maggio 2009 ottobre 2008 agosto 2008 maggio 2008 aprile 2008 marzo 2008 febbraio 2008 gennaio 2008 novembre 2007 ottobre 2007 settembre 2007 agosto 2007 febbraio 2007 dicembre 2006 ottobre 2006 agosto 2006 maggio 2006 aprile 2006 marzo 2006 febbraio 2006 gennaio 2006 dicembre 2005 agosto 2005 luglio 2005 giugno 2005 aprile 2005 marzo 2005 febbraio 2005 gennaio 2005 dicembre 2004 novembre 2004 ottobre 2004 settembre 2004 agosto 2004 luglio 2004 giugno 2004 maggio 2004 aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 luglio 2003 giugno 2003 maggio 2003 aprile 2003 marzo 2003 Siete stati qui in *loading* Grazie! |
venerdì, febbraio 18, 2005 Contromano So di andare controcorrente, soprattutto rispetto a molti che leggono questo blog, ma quando mi trovo di fronte a manifestazioni come quella di Roma per la liberazione della Sgrena (se fosse stata una giornalista del "Giornale" o anche semplicemente del "Corriere", sarebbe successa la stess così parlò groucho |
12:16 | commenti (4)
giovedì, febbraio 17, 2005 L'insostenibile leggerezza dell'essere «Ci sono uomini di 40 anni che hanno perso sensibilità e romanticismo, mentre uno di 25 è disposto a passare un pomeriggio a lavarti i capelli. Il quarantenne lavora troppo e, se va bene, ordina alla segretaria di spedirti i fiori». Sharon Stone, da un articolo tratto dal Corriere online. Ora, io non so quanto cavolo di tempo ci metta Sharon Stone a lavarsi (o farsi lavare, se lo preferisce) i capelli, né che cialtrone di 25enne abbia conosciuto (sinceramente, se avessi 25 anni e potessi stare un pomeriggio con Sharon Stone, non credo che passerei il pomeriggio precisamente in questo modo). Fatto sta che, se per lei i 40enni sono noiosi, non pensa che una donna di 47, per quanto bella come lei, lo risulti altrettanto per un 25enne? E, soprattutto, chi se ne frega? Sarò bacchettone, ma perché il Corriere deve sprecare pagine su queste idiozie? So purtroppo che ci sono riviste specializzate per le questo genere di scatologia giornalistica. martedì, febbraio 15, 2005 La strage di S. Valentino
Più dei bombardamenti americani su Baghdad, più delle elezioni irachene, più delle decine di morti che ogni giorno insanguinano la capitale dell’Iraq, Damasco è stata scossa dalla terribile deflagrazione che oggi ha fatto ripiombare Beirut in un’atmosfera da guerra civile, in quel passato che tutti vogliono dimenticare ma che nessuno è in grado di cancellare definitivamente, nonostante la ricostruzione a tempo di record e i palazzi scintillanti della “down town” di Beirut. Già, la ricostruzione. Ne era stato proprio Hariri il principale artefice, tra i peana di chi lo salutava come un salvatore e le critiche, anche ferocissime, dei suoi detrattori (“un vampiro che ha dissanguato il Libano”, si dice da queste parti, ma si sa che qui non era molto amato, il “Berlusconi libanese”). Non si può dire che fosse un grande amico della Siria, anche se nessuno che faccia politica in Libano può evitare di avere rapporti con Damasco, e non solo perché sono due stati confinanti. A Damasco non c’è un’ ambasciata libanese, né troverete quella siriana a Beirut: due stati “cugini” uno quasi provincia dell’altro (non chiedete chi è la provincia e chi la capitale), con la zampa del “leone di Damasco”, il fu Hafez Al Assad, ben salda sul paese dei cedri e un contingente di 16.000 uomini dell’esercito siriano ancora presenti all’interno dei suoi confini. Beninteso, qui in Siria non ci sono solo detrattori del defunto Hariri: anzi molti lo rispettavano e lo stimavano, reputando in fondo lecita la sua richiesta di ritiro delle truppe: “dal suo punto di vista ha ragione, anche se il Libano ripiomberà nel caos, senza l’esercito siriano”. Questo il punto di vista generale, non so se dettato da partigianeria o dalla perenne rivalità, o rapporto di odio-amore, definitelo come volete, tra siriani e libanesi. Fatto sta che oggi, quando dagli schermi di tutte le televisioni arabe sono apparse le spaventose immagini dell’attentato (e qui, vi garantisco, gli zoom sono generosi di dettagli raccapriccianti che non ci si perita di eliminare per i bambini), i siriani sono stati colti da vero sgomento e paura. L’ho anche chiesto ai miei amici, ai miei studenti, ai miei parenti siriani: “Avete paura?” La risposta è stata univoca: “Ma certo, questo è un fatto grave, che ci coinvolge in prima persona. Chiunque l’abbia fatto, non vuole il bene del Medio Oriente, non vuole la pace”. Certo, c’è anche chi si dice sicuro che sia stato il Mossad, i servizi segreti israeliani (“e quindi anche l’America”, si aggiunge a mo’ di necessaria postilla), chi invece incolpa i palestinesi (“come hanno scatenato la prima guerra in Libano, ora ne vogliono far scoppiare un’altra”), chi teme che la Jihad, che a quanto pare rimarrà per un po’ inattiva in Israele (“nei territori occupati”), ne approfitti per aprire un altro fronte, sempre pronto ad incendiarsi alla minima scintilla. Il Libano, appunto. Un Libano, non dimentichiamolo, con i suoi tantissimi campi profughi palestinesi nella parte sud; con gli Hezbollah sempre all’erta, e sempre indicati dagli Usa come i più pericolosi nemici di Israele - e presunti “amici” dell’attuale presidente siriano Bashar Al Assad -; un Libano in cui non sono ancora sopiti del tutto (anzi, sfrigolano in continuazione come una brace mal soffocata) i contrasti interreligiosi (nella carta d’identità dei libanesi deve essere specificata nei dettagli l’appartenenza religiosa, e non basta dire “cattolico” o “musulmano”); un Libano che, non si sa perché, non viene mai annoverato tra gli stati arabi democratici (espressione che per alcuni sembra sia un ossimoro, a meno che non si parli dell’Iraq “liberato”), ma che assurge alle cronache solo quando esplode qualche autobomba, come in questo caso. Probabilmente, al di sopra tutte queste parole, al di sopra delle macerie causate dell’esplosione e dal fumo nero che, di nuovo, si è innalzato lugubre sopra il cielo di Beirut, l’unica verità è proprio quella uscita dalla bocca di un mio studente: chiunque l’abbia fatto, non vuole il bene del Medio Oriente, non vuole la pace. E la morte di Hariri potrebbe essere solo il primo tassello di una strategia destabilizzante, proprio alla vigilia del nuovo corso nei rapporti tra Israele e Palestina, proprio all’indomani delle prime elezioni “libere” in Iraq e alla vigilia di quelle in Libano, ora ambedue accomunate dal sangue che le accompagna. così parlò groucho |
22:04 | commenti (7)
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