...a forza di essere vento


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Per andare molto in alto o molto in basso, dove gli angeli sono più belli






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venerdì, febbraio 18, 2005
 

 Contromano

So di andare controcorrente, soprattutto rispetto a molti che leggono questo blog, ma quando mi trovo di fronte a manifestazioni come quella di Roma per la liberazione della Sgrena (se fosse stata una giornalista del "Giornale" o anche semplicemente del "Corriere", sarebbe successa la stessa cosa?), mi chiedo a cosa servano queste iniziative, a chi siano dirette (al nostro governo? Ai rapitori? Chi vi illudete che vi ascolti di più - o di meno?), e perché. Non so, ma personalmente ho sempre preferito chi non urla ma fa, o fa senza gridarlo ai quattro venti  per convicere gli altri (o convincersi) di essere "dalla parte giusta".  Se non manifesto "contro la droga" o "contro la mafia", non significa che sono uno spacciatore o un mafioso. Se voglio essere vicino alla famiglia Sgrena, manderò una mail, un telegramma, una lettera di solidarietà, sicuro che sarà bene accetta. Ma andare in piazza con le solite bandiere, vedere le solite facce, addirittura ascoltare le solite canzoni al solito concerto, sinceramente, tutto questo mi sa di opportunismo politico di chi non sa che altro fare o dire, e si rifugia nelle solite formule un po' trite e, sinceramente, un po'  patetiche. Che una parte di noi sia contro la guerra, e chi sia questa parte, l'hanno capito pure i sassi. Penso ci sia bisogno di dire anche  qualcosa d'altro, ora. Soprattutto dire COME si pensa di cambiare le cose. Non mi è mai piaciuto chi parla per slogan (ora lo fanno tutti, e la chiamano politica) e affermazioni come "ritiriamo le truppe dall'Iraq" mi sembra siano diventate più dei rosari che effettive dichiarazioni supportate da un  pensiero consistente (come "portiamo la democrazia nel mondo", del resto). Il problema ora non è andarsene o meno dall'Iraq (sinceramente, penso che andarsene ormai sarebbe peggio che restare, lasciando l'Iraq alle sue faide di sempre, e magari l'arrivo di un bel regime sciita di stampo iraniano), ma come programmare una VERA politica di pace, una vera CULTURA di pace. Che non è certo fatta di "guerre preventive" (che seguono, per convenienza contingente, anni di politica indifferente ai cosiddetti "diritti umani" quando non fa comodo tirarli fuori), ma a mio parere nemmeno di altrettanto estemporanee sfilate in piazza non si sa se rivolte davvero a qualcuno o semplicemente alle stesse persone che le fanno, per illuderle di essere tanti, forti, dalla parte della ragione. Proprio le stesse cose che dicono coloro contro cui si manifesta.


così parlò groucho | 12:16 | commenti (4)


giovedì, febbraio 17, 2005
 

 L'insostenibile leggerezza dell'essere

«Ci sono uomini di 40 anni che hanno perso sensibilità e romanticismo, mentre uno di 25 è disposto a passare un pomeriggio a lavarti i capelli. Il quarantenne lavora troppo e, se va bene, ordina alla segretaria di spedirti i fiori». 

Sharon Stone, da un articolo tratto dal Corriere online.

Ora, io non so quanto cavolo di tempo ci metta Sharon Stone a lavarsi (o farsi lavare, se lo preferisce) i capelli, né che cialtrone di 25enne abbia conosciuto (sinceramente, se avessi 25 anni e potessi stare un pomeriggio con Sharon Stone, non credo che passerei il pomeriggio precisamente in questo modo). Fatto sta che, se per lei i 40enni sono noiosi, non pensa che una donna di 47, per quanto bella come lei, lo risulti altrettanto per un 25enne? E, soprattutto, chi se ne frega? Sarò bacchettone, ma perché il Corriere deve sprecare pagine su queste idiozie? So purtroppo che ci sono riviste specializzate per le questo genere di scatologia giornalistica.


così parlò groucho | 11:53 | commenti


martedì, febbraio 15, 2005
 

La strage di S. Valentino

 

Più dei bombardamenti americani su Baghdad, più delle elezioni irachene, più delle decine di morti che ogni giorno insanguinano la capitale dell’Iraq, Damasco è stata scossa dalla terribile deflagrazione che oggi ha fatto ripiombare Beirut in un’atmosfera da guerra civile, in quel passato che tutti vogliono dimenticare ma che nessuno è in grado di cancellare definitivamente, nonostante la ricostruzione a tempo di record e i palazzi scintillanti della “down town” di Beirut.

Già, la ricostruzione. Ne era stato proprio Hariri il principale artefice, tra i peana di chi lo salutava come un salvatore e le critiche, anche ferocissime, dei suoi detrattori (“un vampiro che ha dissanguato il Libano”, si dice da queste parti, ma si sa che qui non era molto amato, il “Berlusconi libanese”).

Non si può dire che fosse un grande amico della Siria, anche se nessuno che faccia politica in Libano può evitare di avere rapporti con Damasco, e non solo perché sono due stati confinanti. A Damasco non c’è un’ ambasciata libanese, né troverete quella siriana a Beirut: due stati “cugini” uno quasi provincia dell’altro (non chiedete chi è la provincia e chi la capitale), con la zampa del “leone di Damasco”, il fu Hafez Al Assad, ben salda sul paese dei cedri e un contingente di 16.000 uomini dell’esercito siriano ancora presenti all’interno dei suoi confini.

Beninteso, qui in Siria non ci sono solo detrattori del defunto Hariri: anzi molti lo rispettavano e lo stimavano, reputando in fondo lecita la sua richiesta di ritiro delle truppe: “dal suo punto di vista ha ragione, anche se il Libano ripiomberà nel caos, senza l’esercito siriano”. Questo il punto di vista generale, non so se dettato da partigianeria o dalla perenne rivalità, o rapporto di odio-amore, definitelo come volete, tra siriani e libanesi.

Fatto sta che oggi, quando dagli schermi di tutte le televisioni arabe sono apparse le spaventose immagini dell’attentato (e qui, vi garantisco, gli zoom sono generosi di dettagli raccapriccianti che non ci si perita di eliminare per i bambini), i siriani sono stati colti da vero sgomento e paura. L’ho anche chiesto ai miei amici, ai miei studenti, ai miei parenti siriani: “Avete paura?”  La risposta è stata univoca: “Ma certo, questo è un fatto grave, che ci coinvolge in prima persona. Chiunque l’abbia fatto, non vuole il bene del Medio Oriente, non vuole la pace”.

Certo, c’è anche chi si dice sicuro che sia stato il Mossad, i servizi segreti israeliani (“e quindi anche l’America”, si aggiunge a mo’ di necessaria postilla), chi invece incolpa i palestinesi (“come hanno scatenato la prima guerra in Libano, ora ne vogliono far scoppiare un’altra”), chi teme che la Jihad, che a quanto pare rimarrà per un po’ inattiva in Israele (“nei territori occupati”), ne approfitti per aprire un altro fronte, sempre pronto ad incendiarsi alla minima scintilla. Il Libano, appunto. Un Libano, non dimentichiamolo, con i suoi tantissimi campi profughi palestinesi nella parte sud; con gli Hezbollah sempre all’erta, e sempre indicati dagli Usa come i più pericolosi nemici di Israele - e presunti “amici” dell’attuale presidente siriano Bashar Al Assad -; un Libano in cui non sono ancora sopiti del tutto (anzi, sfrigolano in continuazione come una brace mal soffocata) i contrasti interreligiosi (nella carta d’identità dei libanesi deve essere specificata nei dettagli l’appartenenza religiosa, e non basta dire “cattolico” o “musulmano”); un Libano che, non si sa perché, non viene mai annoverato tra gli stati arabi democratici (espressione che per alcuni sembra sia un ossimoro, a meno che non si parli dell’Iraq “liberato”), ma che assurge alle cronache solo quando esplode qualche autobomba, come in questo caso.

Probabilmente, al di sopra tutte queste parole, al di sopra delle macerie causate dell’esplosione e dal fumo nero che, di nuovo, si è innalzato lugubre sopra il cielo di Beirut, l’unica verità è proprio quella uscita dalla bocca di un mio studente: chiunque l’abbia fatto, non vuole il bene del Medio Oriente, non vuole la pace. E la morte di Hariri potrebbe essere solo il primo tassello di una strategia destabilizzante, proprio alla vigilia del  nuovo corso nei rapporti tra Israele e Palestina, proprio all’indomani delle prime elezioni “libere” in Iraq e alla vigilia di quelle in Libano, ora ambedue accomunate dal sangue che le accompagna.


così parlò groucho | 22:04 | commenti (7)