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lunedì, giugno 27, 2005
 

Quando il mondo è più pieno

Da venerdì scorso, 24 giugno 2005,  il mondo è più pieno. Almeno il mio mondo. C'è Giulia. Più la vedo, più sono incredulo che possa essere parte di me, carne della mia carne, sangue del mio sangue. Ed ha tutto, eh: due orecchie, due occhi, due gambe, le dita, le unghie, le labbra... tutto. Non le manca niente. Incredibile. Si muove, mangia, qualche volta piange (ancora raramente, per fortuna), dicono che un po' mi somiglia. Io per ora la guardo stupefatto, la tocco e capisco che è reale, che di mio non ha solo il cognome, come oggi ho dichiarato all'anagrafe. Sarà una bambina, poi una ragazza, poi una donna, e sempre, nel corso di tutta la sua (e mia) vita, mi chiamerà papà. Padre. C'è qualcosa di più gratificante al mondo?


così parlò groucho | 13:13 | commenti (7)


sabato, giugno 18, 2005
 

A rebours

Non preoccupatevi (eravate per caso preoccupati?), ci sono. Non è successo niente di particolare, niente di grave, comunque, anzi. Il fatto è che non ho voglia di scrivere. Tutto qui. Scrivo, ma altrove. Nei miei amati (e da troppo tempo abbandonati, quasi traditi proprio per il blog) taccuini, che da sempre serbo in ricordo delle parole scaturite nel corso di questi anni, da 20 anni in qua.  Ora che sono ad Ancona, li ho ritrovati, quei taccuini, ho riletto quelle parole, addirittura ho riesumato le lettere conservate in tutti questi anni in scatole ricoperte da polvere e acari annessi. Sto vivendo insomma un processo proustiano, una ricerca (per quanto casuale) del tempo nemmeno poi tanto perduto, ma solo passato, questo sì, in modo straordinariamente veloce. Ciò che mi ha colpito di più è stato rileggere nomi, indirizzi, numeri di telefono di persone che non ricordo nemmeno più chi siano, chi fossero, cosa abbiano fatto e quale relazione avessero con me. Altre volte, invece, con i nomi riemergono alla memoria anche i visi e le voci riposte in chissà quale sottoscala della memoria e che solo ora sembriamo riscoprire. Piccoli sforzi di memoria che fanno tornare in superficie volti e ricordi, città, case, feste, canzoni, tutto un pulviscolo di ricordi sminuzzati che non credevo più di avere. E poi, dicevo, le lettere. Decine, centinaia, alcune risalivano a quasi vent'anni fa. Tutte raccolte scrupolosamente, catalagate, quasi, ordinate in ordine cronologico. Me ne sono liberato. Ne ho rilette alcune, quelle che mi sembravano più importanti, e ho scoperto di conoscerle ancora quasi a memoria, almeno nelle loro parti salienti. E allora le ho buttate via. Tutte. Ho fatto bene, ho fatto male? Ho fatto. Il passato sta diventando un fardello troppo ingombrante, me ne sto accorgendo, e forse voglio illudermi che non lo sia, perciò lo alleggerisco a modo mio. Eppure. Eppure ho riallacciato nuovamente i rapporti proprio con le persone che mi avevano scritto così tante lettere. Non che li avessi interrotti, almeno non completamente. Le persone che contano veramente non le perdiamo mai, e sappiamo che anche se gli telefoniamo dopo 10 anni non staranno lì a rinfacciarci il periodo di silenzio. Infatti è stato così. Ho lasciato insomma che il passato uscisse dalla porta per farlo rientrare  non dalla finestra, ma dalla cornetta del telefono. La pesantezza della carta contro la leggerezza della voce. Mi ha fatto un certo effetto. Bello, anche se in un certo senso straniante. Certo, è strano ripercorrere gran parte del proprio passato, delle proprie esperienze (ri)leggendo smemorande e taccuini, rivivere  - e riscoprire - quelle emozioni colte allora in diretta e che ancora stillano umore, una qualche linfa che ci appartiene, anche se pensavamo si fosse disseccata con gli anni. Poche stille, per carità. Ma abbastanza per sorriderne, o risentirne la fitta che ci fecero allora. 

Lo so, mi piace guardare indietro, come gli indovini di Dante costretti a camminare con la testa rivolta ai calcagni, e anche questo forse sarà il mio contrappasso, per tutto il tempo che ho sprecato tentando di ritessere trame sfrangiate, ricostruire puzzle del passato impossibili, a cui mancava sempre un pezzo o più, e a cui io tentavo sempre di dare un senso, un esito, una fine più logica, o più adeguata alle aspettative. Fortunatamente, negli ultimi anni sono cambiato, e recentemente ho lo sguardo solo al futuro, o meglio al presente, perché solo dal presente che edifichiamo ogni giorno può scaturire il futuro che desideriamo (che frase, eh? Voglio il copyright, sia chiaro). Però, una qualche sbirciatina indietro è più che leggitima, soprattutto quando ci si trova nella propria città natale per un po' di tempo dopo tanti anni che la si vedeva solo di sfuggita, dopo tanti anni di viaggi, di lontanza, di prospettive diverse, distanti, così nuove da lasciare spazio solo alla curiosità di voltare ancora pagina, senza far caso a ciò che si è letto precedentemente. Eppure, so che tutto ha un senso, tutto ha avuto un senso. E più rileggo ciò che ero e ciò che ho fatto, più ne sono convinto.


così parlò groucho | 23:31 | commenti