| ...a forza di essere vento | ||||
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domenica, marzo 19, 2006 Misteri d'Italia: non tutti irrisolti... Dopo Benty, v
così parlò groucho |
14:30 | commenti (1)
venerdì, marzo 03, 2006 Sull’aviaria, la L
Che cosa hanno in comune l’aviaria, la Lega e il fondamentalismo islamico? Il fatto di essere tutte e tre, a mio parere, delle “pesti”. Peste intesa come corruzione di qualcosa, sia essa tangibile o meno, fisica o psicologica, concreta o impalpabile. In questo periodo si parla con molto timore di questa influenza aviaria, che i media stanno spacciando come una vera e propria nuova peste del ventunesimo secolo, quasi come l’Aids lo fu ai suoi tempi (come se non lo fosse più, il fatto è che non ci tocca più così da vicino e quindi ce ne infischiamo). Ci preoccupiamo di cigni malati, di gatti morti nel Baltico, di papere moribonde. Ci accorgiamo, insomma, di essere animali anche noi, che vivono a stretto contatto di altri animali.
Ma perdinci, noi siamo uomini. Ragioniamo, parliamo, scriviamo, facciamo di conto, cose che una papera, per dire, non potrà mai fare. Siamo “superiori”, noi. Ragioniamo. A volte sragioniamo, anche. Ultimamente sempre più spesso. In nome della Padania o di Allah, per esempio. Inneggiando a libri best-seller scritti a New York o a sure del Corano che ogni imam può leggere in modo differente in differenti parti del mondo, pur essendo, si dice, scritte da u Anche questo modo di sragionare, purtroppo molto diffuso, ci fa respirare un altro tipo di peste, una peste tutta nostra di noi umani, fatta di quelle cose che più ci appartengono: il pensiero e la parola.
Marco Aurelio, quasi duemila anni fa aveva già capito tutto e aveva provato a dircelo. Ma si sa, la storia non è affatto magistra vitae, altrimenti ci saremmo evoluti meglio e avremmo ascoltato davvero queste parole, e non staremmo qui a parlare di aviaria, di Lega e di fondamentalismi, musulmani e di altro tipo.
E’ veramente peste la corruttela della mente, molto più di quella perniciosa alterazione dell'aria che ci circonda: questa, infatti, è la peste degli esseri viventi in quanto tali, mentre quella è la peste degli uomini in quanto uomini. Marco Aurelio, “a se stesso”. così parlò groucho |
20:53 | commenti (4)
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