| ...a forza di essere vento | ||||
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lunedì, agosto 14, 2006 Da grande voglio fare l’Evzone
Per chi non lo sapesse, sono quei soldati di guardia al palazzo del Parlamento, o più precisamente alla tomba del Milite Ignoto, posta proprio sotto la sede governativa. Sono chiamati così perché indossano una divisa particolarmente bella (evzoni, in greco), soprattutto la do
menica. Ma se non facessero nulla e restassero impalati accanto alle loro garitte, non sarebbero così fotografati da turisti e curiosi, come invece accade ogni giorno. Il fatto è che ogni ora, con puntualità tutt’altro che greca, due soldati di guardia si danno il cambio con altri che subentrano al loro posto, e questa operazione viene fatta secondo un rituale molto preciso e curioso, una pantomima a passo di danza che li fa apparire meccanismi di un enorme carillon senza musica. Un carillon ormai più a uso e consumo dei turisti, piuttosto che in onore del milite ignoto. Ma quello che mi ha colpito di più è stato l’atteggiamento dell’ufficiale che controlla i due soldati di guardia e durante il turno tiene a bada i turisti indisciplinati con una pazienza davvero invidiabile. Quando necessario, aggiusta l’uniforme degli evzoni se il vento la scompiglia, corregge di qualche centimetro il punto dove è poggiato il calcio del fucile; a cambio avvenuto, assesta bene i nuovi arrivati, con un fazzoletto gli deterge il sudore dalla fronte e dal viso con fare più paterno che marziale. A volte sussurra loro delle brevi frasi, raccomandazioni, moniti, domande, cui loro rispondono sbattendo le palpebre e sembrano dire, più che “signorsì”, “ho capito, papà”.
Insomma, da grande mi piacerebbe fare l’evzone.
![]() Nota a margine
…Lo sguardo del giovane evzone, per un attimo, si sovrappone a quella del Kouros di Antikithera visto poco prima al Museo Archeologico. Anche il kouros, come il giovane soldato, ci guarda con uno sguardo fisso e malinconico, quasi spaurito, a fissare un punto lontano che solo lui conosce, al di là dei flash dei turisti e del clamore che lo circonda. L’uno, in bronzo, ci parla dal fondo dei secoli, con uno sguardo quasi implorante, il corpo cristallizzato per sempre in un gesto che ancora gli studiosi cercano di decifrare; l’altro, il soldato, ci indica la sua solitudine del momento, la sua fissità temporanea altrettanto statuaria ma paradossalmente meno plastica. Quando si muove, comunica sempre e solo col corpo, con una meccanicità armoniosa che strappa ammirazione, sorrisi di meraviglia e, infine, applausi.
Se il kouros tornasse a vivere sarebbe un euzone?
così parlò groucho |
19:43 | commenti (3)
lunedì, agosto 07, 2006 Chi non muore... Sì, ci sono, anche così parlò groucho |
10:08 | commenti (3)
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