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giovedì, febbraio 08, 2007
 

Viaggio nelle viscere della camorra

Il libro Gomorra di Saviano è, insieme, un pugno allo stomaco, una rivelazione, una denuncia e un grido disperato. Fa entrare nei meandri più occulti degli affari della camorra e ti apre le interiora del suo sistema, per usare un’immagine simile alle sue. Ma quello che più colpisce del libro è che, partendo – e ritornando, alla fine di un tortuoso giro – dai paesi della periferia di Napoli o dai suoi sobborghi, la prospettiva poi si ampli a raggiera, così che sembra incredibile essere catapultati dai claustrofobici vicoli con case ricavate da androni seminterrati a ville hollywoodiane a pochi metri da lì, per poi approdare a porti del Mediterraneo seguendo traiettorie criminali che conducono in Venezuela, in Scozia, in Spagna, in Cina. Il tutto percorso dallo stesso filo rosso, con una coerenza e una continuità mostruosamente lucide, quasi logiche nella loro consequenzalità criminale.

Parallelamente, questa ramificazione che dilata gli spazi si opera anche sulle coscienze, si applica alla stessa assunzione delle responsabilità: in fondo, il libro di Saviano non è tanto un libro CONTRO la camorra – o meglio “il sistema” – di cui a volte l’autore sembra anzi parlare con una sorta di ammirazione, o comunque riconoscendone le capacità imprenditoriali e manageriali;dalla lettura infatti è chiaro che sul banco degli imputati ci sono anche altri e del resto sembra di capire che i boss hanno solo sfruttato a proprio vantaggio e con i loro metodi le caratteristiche più profonde dell’economia, le sue contraddizioni e la sua sostanziale amoralità. Hanno, in pratica, fatto implodere e condotto all’ennesima potenza  la legge che fa girare il mondo, quella del profitto a tutti i costi, del guadagno sopra ogni altra cosa, del “particulare”, cioè l’interesse personale che non guarda in faccia niente e nessuno.

In fondo, viene da dire, con metodi diversi applicano le stesse logiche sui cui si basano le grandi multinazionali, gli speculatori finanziari e gran parte dei governi più o meno democraticamente eletti.

È Logico quindi che le attività malavitose e criminali del sistema camorristico si innestino perfettamente in un meccanismo che è già perfettamente oliato, sia nella pratica sia nei suoi presupposti teorici.

È per questo che, in fondo, la camorra non ne esce così male colpevole. O perlomeno non ne esce come l’unico colpevole.

Quello che risalta di più, nel libro, è però la desolazione esistenziale in cui sono costretti a vivere coloro che “hanno avuto come unica colpa il nascere in queste zone”: vittime già predestinate ad una vita feroce e assurda. E, come loro, dietro di loro, Saviano già adombra le esistenze simili di ragazzi e ragazze che vivono in Romania, in Ucraina, in Albania, in Cina. Ancora una volta lo sguardo si allunga, ma non è affatto una bella vista. Il mondo come un enorme mondezzaio, concreto e morale, è del resto l’ultima immagine che ci lascia questo libro in cui la rassegnazione non vorrebbe trovare spazio, ma stilla da ogni pagina, trapela da ogni capitolo, fino all’ultimo disperato grido del protagonista-Papillon (“sono vivo!”), la cui consapevolezza e la capacità di sapere e di dire non rendono certo la vita più facile di chi non sa – o finge di non sapere – e non dice.


così parlò groucho | 09:01 | commenti (4)