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giovedì, gennaio 17, 2008
 

Il Belpaese dove il sì suona

 

Voi ci vivete, in Italia, e quindi non infierisco. Ma non pensate che per un italiano che vive all'estero la situazione sia più facile. Tutti che ti chiedono perché e percome, quando sulle pagine dei giornali o alla tv ammirano il panorama che offre ultimamente il nostro Belpaese dove il sì suona, come lo chiamava Dante, un altro che comunque non ci andava leggero. Ecco, questa è una cosa che fa ancora più tristezza: lo sdegno e la denuncia (leggetevi almeno i non pochi punti della Divina Commedia in cui  il Sommo Poeta si scagliava contro la corruzione, il clientelismo, l'opportunismo e la litigiosità italiche) non servono assolutamente a niente,  altrimenti in più di 2000 anni di storia avremmo imparato qualcosa.  E invece eccoci arrivati a quello che sembrerebbe il fondo, ma purtroppo temo che non lo sia: che dire di più di quanto si sa già: i rifiuti in Campania (una sorta di piaga biblica in chiave contemporanea, visto che siamo a corto di locuste o altre trovate divine) e tutte le vicende di contorno, il caso Mastella, la solidarietà espressagli da tutta la classe politica con pochissime eccezioni. Tralascio la vicenda del Papa e dei docenti della Sapienza, anche se indicativa anch’essa, in qualche modo, del clima che si sta vivendo in Italia. Clima e situazione che non posson che essere definiti con un aggettivo: avvilente. Sembra ogni volta di essere arrivati al punto più basso, ma poi il giorno dopo si scopre sempre qualcuno che bussa da sotto e ti fa vedere altre interessanti prospettive del degrado sociale a cui si può giungere. Perché è di questo che si tratta.

Il problema dell’Italia non è la politica. La (mala) politica è l’effetto, non la causa. È l’escrescenza che emerge, non il cancro che l’ha fatta affiorare.

Il problema è molto più profondo, e parte dal sociale, dalla totale assenza di una cultura della responsabilità, civica e individuale. Non vorrei arrivare a pronunciare una parola troppo grossa come etica per un paese in cui hanno peso persone interiormente troppo misere. Ma la questione è tutta qui.

Finché non ci riapproprieremo di questi termini e li faremo entrare nel nostro agire quotidiano, non credo ci sarà alcuna speranza e non ci salverà il PD (figuriamoci) o qualche altra formazione politica, perché tutto (informazione, educazione ecc.) è espressione di quanto viviamo quotidianamente. Se non ci salviamo noi stessi da noi stessi, è inutile qualsiasi grido disperato, qualsiasi denuncia, qualsiasi speranza. Qualsiasi voto. Politico o religioso esso sia.


così parlò groucho | 09:28 | commenti (6)